Foto di Marco Ganassin

Nel 1989 Franco Fiabane riceve l’incarico di realizzare una nuova Via Crucis per la chiesa parrocchiale di San Bernardino da Siena a Pelos di Cadore, edificio di antica origine impreziosito dall’altare ligneo dei fratelli Chiantre e dalla pala attribuita a Marco Vecellio. La commissione matura all’interno di una comunità che, divenuta parrocchia autonoma nel 1960, avverte l’esigenza di sostituire le semplici stazioni fotografiche con un ciclo scultoreo consono al rinnovato status ecclesiale.

Il tema non è nuovo per lo scultore: pochi anni prima aveva affrontato la Passione di Cristo in un’unica grande composizione per la chiesa di San Francesco a Cortina d’Ampezzo (1985), concepita come flusso continuo di figure intrecciate. A Pelos, invece, opta per la scansione tradizionale in quattordici stazioni, cui aggiunge la quindicesima della Resurrezione, secondo un orientamento ormai recepito nella prassi post-conciliare: per Fiabane, il cammino di Cristo non appartiene solo al passato, ma continua a riproporsi nella storia dell’uomo, nei conflitti, nelle responsabilità e nelle fragilità del presente.

Le quindici formelle in bronzo, disposte lungo le pareti laterali dell’aula, costruiscono un itinerario di contemplazione che accompagna il fedele in un ritmo alterno di tensione e raccoglimento. Dal punto di vista iconografico, Fiabane introduce alcune libertà nelle prime stazioni, per poi condensare con maggiore intensità gli episodi centrali della salita al Calvario. Ricorre con frequenza uno schema triadico: Cristo, fulcro della scena, dialoga ogni volta con altre due figure, variando assetti e relazioni spaziali. Talora è posto al centro – come nell’Ultima Cena o nell’agonia nell’orto – talora decentrato, marginalizzato, schiacciato dal peso della croce o dall’ingiustizia degli uomini, come nell’incontro con Pilato o nelle cadute.

La costruzione plastica si fonda su una calibrata alternanza di altorilievo e bassorilievo. Le figure principali emergono con decisione dalla superficie, mentre gli sfondi sono ridotti all’essenziale. Fiabane elimina ogni elemento accessorio per concentrare l’attenzione sull’azione e sulla qualità morale dei gesti. Ne deriva uno spazio compresso, teso, in cui braccia, ginocchia, lembi di mantello o segmenti della croce talvolta oltrepassano il margine della formella, quasi a infrangere il limite fisico del riquadro e a coinvolgere lo spazio reale della chiesa.

Dal punto di vista stilistico, la Via Crucis di Pelos sintetizza alcuni tratti distintivi del linguaggio di Fiabane: la solidità volumetrica di ascendenza classica, la tensione espressiva che talora sfiora accenti quasi espressionistici, l’amore per la materia bronzea lavorata con perizia tecnica nella fusione a cera persa. La classicità cui egli aspira non è imitazione archeologica, ma misura formale capace di veicolare un messaggio sempre attuale. La Passione, privata di coordinate temporali specifiche, diviene così paradigma universale della condizione umana.

In questo ciclo, destinato a una comunità montana profondamente legata al proprio luogo di culto, Fiabane coniuga rigore narrativo e meditazione simbolica, offrendo ai fedeli non soltanto un racconto per immagini, ma uno spazio di confronto interiore. La pietà popolare trova forma in una scultura che, pur radicata nella tradizione, parla con voce contemporanea alla fragilità e alla speranza dell’uomo di ogni tempo.

Per approfondimenti ulteriori si rimanda al saggio Il tema della Via Crucis nell’opera di Franco Fiabane. Il caso di Pelos di Cadore di Alessandra Cason contenuto all’interno del catalogo Franco Fiabane. 1937-2015, Belluno, Museo Civico di Palazzo Fulcis, 2025.

Via Crucis
Chiesa di San Bernardino da Siena, Pelos di Cadore

Autore
Franco Fiabane

Materiale
Bronzo fuso a cera persa

Anno di datazione
1989

Località
32040 Vigo di Cadore, BL – Chiesa di San Bernardino da Siena

Dove trovare l’opera

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Scheda Tecnica

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Materiali di archivio

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