Foto di Marco Ganassin
Collocata nella maestosità naturale della Marmolada, in una grotta a 3270 metri sul livello del mare, la Madonna “Regina delle Dolomiti” di Franco Fiabane è un’opera monumentale che coniuga sacralità e identità alpina. Commissionata dal Comitato organizzativo diocesano in vista della visita di papa Giovanni Paolo II, fu benedetta dal pontefice il 26 agosto 1979, anniversario dell’elezione del predecessore papa Luciani. La statua, alta due metri e fusa in bronzo, è stata posizionata in una cavità naturale già usata in epoca bellica, accessibile tramite un camminamento della Prima guerra mondiale.
Stando alle parole dell’artista, la statua doveva essere inizialmente posizionata sull’estremità di Punta Rocca, dove fu invece benedetta, ma questo avrebbe comportato un grande rischio. Spiegava Fiabane: «A tremila trecentocinquanta metri, quando imperversa il temporale, le saette sono terribili. La gente della funivia è spesso costretta a sdraiarsi sul pavimento delle cabine per resistere al forte vento. Il pericolo che qualche fulmine potesse distruggere la statua ci ha quindi convinti a scegliere un camminamento della prima guerra mondiale che porta ad una buca nella roccia […]. L’anfratto sarà allargato in modo che possa ospitare la statua e un piccolo altare per celebrare la Messa […]».
Fiabane ha concepito l’opera come immagine speculare della montagna stessa. Il mantello della Madonna riproduce con realismo simbolico le spaccature e gli anfratti della parete sud della Marmolada, in un’intuizione che fonde la figura della Vergine con la topografia e la durezza del paesaggio naturale. Lo stesso artista ha dichiarato di aver voluto rappresentare nel volto e nel gesto della figura – la mano che trattiene il manto – l’identità delle donne di montagna, modellando Maria con i tratti e l’atteggiamento di una valligiana che si protegge dal vento, fedele ai ritmi del lavoro contadino.
Scrive ancora Fiabane: «È stata la maestosità, la forza, l’umanità della Marmolada a ispirarmi e a consentirmi di eseguire l’opera a tempo record». Infatti, la scultura fu realizzata in meno di un mese, in vista dell’omaggio che papa Wojtyla desiderava tributare al suo predecessore, Giovanni Paolo I, visitando la sua casa natale a Canale d’Agordo. La Madonna di Fiabane, rivolta proprio in quella direzione, è pensata come custode eterna dei montanari, degli alpinisti e di chi vive le cime con rispetto e fatica.
Formalmente, l’opera è improntata a un plasticismo severo e sobrio molto caro all’autore, seppur sempre diversamente declinato nella sua opera scultorea: il modellato si affida alla verticalità slanciata del corpo e all’unità monolitica della forma, che emerge con naturalezza dalla materia, quasi fosse rivelata più che scolpita. La lavorazione intenzionalmente grossolana, segnata da superfici spezzate e piani inclinati, rimanda alle esperienze della scultura novecentesca di Arturo Martini e Giacomo Manzù, ma si radica profondamente nell’identità locale, tanto da rendere la Vergine simbolo stesso della montagna e dei suoi abitanti.
L’opera si offre dunque come sintesi di sacro, natura e memoria, in un luogo dove l’elemento naturale e quello spirituale coincidono. Come ha affermato lo stesso artista, il legame con la montagna è assoluto e fondativo. Leggiamo le sue parole: «Il mio vincolo con la montagna è saldissimo, d’amore vero e profondo. […] Mi affascinano la montagna e certi suoi abitanti, i boscaioli, i pastori». La statua, visibile ancora oggi nella grotta della parete sud, resta un punto di riferimento emblematico non solo per la devozione popolare, ma per l’intera scultura sacra contemporanea.
Documenti di archivio
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Madonna “Regina delle Dolomiti”
Marmolada, Belluno
Autore
Franco Fiabane
Materiale
Bronzo
Dimensioni
Altezza 2 m
Anno di datazione
1979
Località
Marmolada – Punta Rocca. Grotta, parete sud (3270m s.l.m.)
Dove trovare l’opera
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