Foto di Marco Ganassin
Ai capi del ponte che attraversa il torrente Ardo – battezzato nel 1971 con il nome di “Ponte degli alpini” – si trovano due imponenti monumenti pubblici realizzati da Franco Fiabane per la comunità bellunese. L’inaugurazione delle sculture, volute dall’Amministrazione comunale di Belluno nel 1972, a distanza di un anno dalla realizzazione del manufatto architettonico ed in occasione del centenario della fondazione del Corpo degli Alpini, rappresenta un esempio emblematico del forte legame identitario tra l’artista e il mondo alpino, cui egli stesso apparteneva come iscritto al gruppo di Cavarzano-Oltrardo.
Le statue raffigurano due figure di Alpino identiche, monumentali, salde nella postura e avvolte da un ampio mantello. Queste si ergono silenziose ma vigili, come sentinelle permanenti del viadotto e della memoria collettiva che vi si cela. Impugnano il fucile come un bastone, in un gesto che richiama la tenacia più che il senso di minaccia, ma anche la protezione, l’andatura ostinata e fiera del difensore. L’abbigliamento è fortemente connotativo: il cappello con la penna, gli scarponi e la pesante cappa, trattata con movenze scultoree, rievocano la durezza dell’ambiente montano. L’opera è chiaramente debitrice, anche nella sua forza plastica, di quel realismo sintetico novecentesco caro a Fiabane. Ogni superficie è modellata infatti per evocare pesi, presenze, e la silenziosa resistenza dell’alpino.
La scelta della pietra di San Gottardo, un materiale poroso e solido, capace di assorbire il tempo nelle sue venature, rimanda ad altre opere pubbliche dell’artista, a partire dai monumenti bellunesi di Piazzale Cesare Battisti, come quello dedicato agli Invalidi del lavoro in Via Segato, o alla Madonna in memoria del comandante Aldo Tait dell’aeroporto. Anche in queste ultime la pietra, col tempo, vira verso toni più scuri, come a sedimentare nella materia scultorea la memoria dei caduti e delle generazioni che hanno fatto della montagna una patria esistenziale, oltre che geografica.
Lo stile adottato da Fiabane non indulge nel virtuosismo o nel pathos ornamentale: le figure degli alpini si ergono come presenze essenziali, sobrie, quasi arcaiche, pensate per comunicare il proprio messaggio di dignità e sacrificio ai posteri. Lo sguardo rivolto in avanti e la tensione verticale del corpo esprimono un’idea di vigile presenza, sobria e incrollabile, in linea con la visione dell’alpino come figlio e custode delle montagne circostanti.
È lecito qui supporre una conoscenza ed un richiamo da parte di Fiabane alla scultura Forme uniche della continuità nello spazio di Umberto Boccioni. Pur rimanendo lontano dall’enfasi dinamica e dalla smaterializzazione tipiche del Futurismo, Fiabane introduce infatti nel modellato una sottile tensione plastica, specialmente nel trattamento del mantello: la pietra sembra cedere a una forza invisibile, quasi naturale, che la deforma donandole vigore. Da alcune angolazioni, il mantello pare persino generare delle scie d’aria, come se fosse una “forma in movimento”, rallentata e solenne.
Le due statue, ricavate da blocchi del peso di cinquanta quintali ciascuno, non sono poste a scopo di esaltazione dello spirito militaristico, come fu chiarito il giorno dell’inaugurazione dai rappresentanti pubblici presenti, ma rappresentano un omaggio agli uomini che hanno saputo “impugnare le armi nel momento del bisogno” e, portando alla Liberazione dall’oppressore, hanno posto le basi per una pacifica quotidianità, “una vittoria che è patrimonio comune”. L’intento non è solo commemorativo ma profondamente civile: si tratta – come spesso accade nelle opere pubbliche di Fiabane – di un’arte radicata nel vissuto della sua gente, in un rapporto diretto tra luogo, storia e identità collettiva.
Documenti di archivio
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Monumento agli Alpini
Ponte degli Alpini, Belluno
Autore
Franco Fiabane
Materiale
Pietra di San Gottardo
Anno di datazione
1972
Località
32100 Belluno – Ponte degli Alpini
Dove trovare l’opera
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