Foto di Marco Ganassin

Nel contesto monumentale della chiesa arcipretale di Santa Maria Assunta a Lentiai, testimone di una stratificata storia artistica che va da Cesare Vecellio a Francesco Terilli, si inserisce con forza lirica e meditativa il grande portale bronzeo realizzato da Franco Fiabane nel 1992. Commissionata dai coniugi Flavio e Rosanna Grigoletto in memoria del figlio Cesare, tragicamente scomparso, l’opera si configura come un’autentica meditazione sulla vita, la morte ed il messaggio di speranza cristiana.

L’intera composizione è organizzata verticalmente in tre registri narrativi, secondo una logica ascensionale che conduce dalla tragicità dell’esistenza umana alla consolazione della fede. In basso, i cavalieri dell’Apocalisse, scolpiti in una corsa impetuosa e drammatica, danno forma plastica alla tensione, alla fragilità, al senso di inquietudine che accompagna il vivere terreno. In essi, Fiabane concentra tutta la sua energia espressiva: corpi piegati dal movimento, cavalli lanciati, sagome tese, in un’apertura visionaria e perturbante che richiama, per energia e densità, la scultura del fiorentino Marino Marini.

Il registro centrale offre l’immagine di un gruppo di adolescenti, raffigurati in gesti quotidiani, in una danza circolare: il girotondo lieto della giovinezza. Il riferimento al mondo classico è evidente nella resa delle anatomie e nel dinamismo composto delle figure, che evocano i bassorilievi dell’antichità romana e certe scene rinascimentali di Botticelli e Ghiberti. Il gesto delle mani – due giovani che si stringono la destra – assume qui anche valenza simbolica e si fa sapiente espediente tecnico: le mani diventano le maniglie del portale, come a indicare che l’accesso alla fede e alla speranza passa attraverso la solidarietà, l’amicizia, il legame. È qui che si condensa forse il significato dell’opera, che dalla memoria privata si eleva a dimensione collettiva. Come scrive il critico Mario Morales, «la tematica nata da occasioni di morte si libera e si eleva [qui] in motivazioni di vita».

Nella parte superiore, due episodi biblici completano il percorso di riflessione: a sinistra la resurrezione di Lazzaro, simbolo di rinascita e speranza; a destra il sacrificio di Abramo e Isacco, dramma dell’obbedienza e della fede assoluta in Cristo. Entrambi sono irradiati da un fascio di luce divina, che invade la scena e la unifica in un’unica tensione verticale verso l’eterno. Ai lati estremi, vigili e protettivi, si ergono i santi patroni Vittore, Corona e Tiziano, a segnare una dimensione di intercessione e di protezione.

Formalmente, il portale si distingue per un modellato morbido, attraversato da una luce radente che non solo definisce i volumi ma accompagna lo sguardo, rivelando poco a poco i particolari, le anatomie, i volti. Il disegno delle linee – a tratti fluido, a tratti spezzato – guida la composizione con un ritmo che va dal dinamismo concitato dell’Apocalisse alla serenità ascensionale del registro superiore, fino a trovare un punto di equilibrio nella porzione centrale. La struttura dell’opera esclude cornici e orpelli, valorizzando il rapporto tra la superficie bronzea e la pietra architettonica dell’ingresso.

In questa come in altre opere dell’artista, la ricerca formale si fonde con una profonda tensione spirituale. Di fronte alla tragedia della morte prematura di un figlio, non resta che la consolazione di pensare alla nuova dimensione esistenziale, quella dove regnano amore e gioia eterne. E proprio in questa sintesi tra monito e speranza, si riconosce il tratto più distintivo del linguaggio di Fiabane. Una cifra che, come ha osservato Ugo Fasolo, non ha paura di richiamarsi alle soluzioni introdotte dai grandi maestri, antichi e moderni, prima di lui, perché queste vengono adottate da Fiabane la con sicurezza e la consapevolezza della propria esigenza espressiva personale.

Incastonato nel cuore di una chiesa segnata da secoli d’arte veneta, il portale si pone al contempo come soglia e narrazione, simbolo del passaggio dalla caducità del tempo terreno alla stabilità dell’eterno. Sul bronzo, in basso, le dedica dei coniugi Grigoletto al figlio Cesare, nella sua drammatica sinteticità: «che la luce del mio essere ritorni alla luce».

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Portale in bronzo
Chiesa Arcipretale di Lentiai

Autore
Franco Fiabane

Materiale
Bronzo

Anno di datazione
1992

Località
32020 Lentiai – San Giovanni Mazzini, 1

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Scheda Tecnica

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