Foto di Marco Ganassin
Il Monumento agli Alpini di Creazzo, realizzato nel 1987 in pietra dei Colli Berici, segna un ritorno maturo di Franco Fiabane a un tema a lui particolarmente caro: quello dell’alpino. Già nei primi anni Settanta l’artista aveva affrontato questa iconografia in importanti commissioni pubbliche, come la coppia di Alpini in pietra di San Gottardo per il Ponte degli Alpini di Belluno (1972), realizzata in occasione del centenario del Corpo, l’Alpino di Castion, dove la figura emerge parzialmente dal blocco roccioso secondo una chiara ascendenza michelangiolesca, e il Monumento ai Caduti per l’Ideale di Soverzene del 1973, sviluppato articolando una narrazione circolare e ascendente di figure entro un unico blocco di pietra d’Istria.
Il monumento di Creazzo, inaugurato nel giorno del cinquantenario del gruppo ANA, riprende la soluzione compositiva già sperimentata a Soverzene e si presenta come un monolite unico, posto su base squadrata, costituito da tre figure di alpini disposte in dialogo serrato con un torso nudo che si eleva verso l’alto. L’alpino che imbraccia il fucile a mo’ di bastone — evidente richiamo a quello del Ponte di Belluno — sostiene il corpo centrale, mentre altre due figure di alpino, riconoscibili dalla divisa che muta nel tempo (dal 1915 a oggi) partecipano alla tensione del gruppo con gesti raccolti e solidali.
Il torso all’apice del monolite, privo di connotazioni militari, si leva drammaticamente verso il cielo in un movimento ascensionale che attraversa l’intera composizione. La figura, isolata nella nudità, assume valore universale: non più il singolo soldato, ma l’uomo nel momento estremo del sacrificio. Il gesto può essere letto come un ultimo afflato di vita, ma anche come slancio verso una dimensione altra. La composizione mette così in dialogo due piani simbolici: la dimensione terrena del dovere, incarnata dagli alpini, e quella celeste della redenzione, verso cui tende il corpo centrale.
Come già per gli Alpini di Castion e Soverzene, le figure sembrano qui emergere progressivamente dalla materia. L’alternanza tra superfici più levigate e parti lasciate intenzionalmente grezze accentua l’effetto di metamorfosi: la pietra si fa, così, organismo vivo da cui le forme si liberano con fatica.
La lezione michelangiolesca del “non-finito” è qui rielaborata in chiave novecentesca: le figure non sono completamente distaccate dal blocco, ma vi restano ancorate, come trattenute da una forza tellurica. I volumi delle figure a tutto tondo sono compatti, essenziali; nei panneggi spigolosi e nei piani netti si avverte quella tensione interna già presente nelle opere del 1972, energia trattenuta e controllata che evita ogni gesto declamatorio.
Rispetto agli Alpini del Ponte di Belluno, più isolati e monumentali, e alla soluzione quasi “geologica” di Castion, a Creazzo la composizione si fa più narrativa e drammatica. Tuttavia, il tono resta misurato: il monumento pubblico celebra il corpo degli Alpini riproducendo le sue “articolazioni” come parti di una coralità composta, in cui la solidarietà tra le figure diventa il vero centro morale dell’opera.
Il Monumento agli Alpini di Creazzo rappresenta così una sintesi matura del percorso di Fiabane sul tema: dalla figura compatta e arcaizzante degli esordi pubblici, alla complessità ascensionale e simbolica del monolite, in una scultura civile capace di coniugare memoria storica e riflessione universale sul sacrificio e sulla dignità umana.
Documenti di archivio
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Monumento agli Alpini
Creazzo | Vicenza
Autore
Franco Fiabane
Materiale
Pietra dei Colli Berici
Anno di datazione
1987
Località
36051 Creazzo – Vicenza
Dove trovare l’opera
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