Foto di Marco Ganassin

Il Cristo del Giubileo realizzato da Fiabane per la parrocchia di Limana in occasione dell’Anno Santo del 2000, si inserisce nel filone delle immagini autonome di Cristo che costellano l’intera produzione sacra dell’artista. Accanto ai cicli della Via Crucis e alle grandi opere pubbliche, l’artista affronta più volte la figura del Crocifisso o del Risorto come soggetto isolato, concentrando in essa una riflessione teologica e plastica di grande intensità.

L’opera nasce da un dialogo diretto con il parroco, don Attilio, e da un’idea annotata dallo stesso Fiabane fin dal primo incontro: un crocifisso «in legno, corpo non sofferente, stimmate senza chiodi, corona di spine, volto rivolto ai fedeli, come sfondo la forma naturale del tronco, leggermente concavo, a rappresentare sia la culla che la croce». La scelta del materiale non è secondaria: l’artista individua nel proprio deposito un tronco di frassino a forma di forcella, dal diametro imponente, lasciando che sia la natura stessa a suggerire la soluzione formale. Come egli stesso afferma, «il legno detta legge»: la materia viva orienta il progetto e ne condiziona lo sviluppo.

Il Cristo si presenta come un crocifisso, a detta dell’artista stesso, «insolito». Non vi sono chiodi, ma soltanto i segni delle stimmate; non vi è enfasi patetica, ma una compostezza solenne. Il corpo, slanciato e verticale, sembra già staccarsi dal supporto ligneo («lo strumento della sua Passione»): le braccia si tendono verso l’alto, le mani aperte, in una tensione che allude alla liberazione imminente. La sofferenza è affidata unicamente alla corona di spine, mentre il volto — «sereno, responsabile, consapevole» — non esprime abbandono ma fiducia.

La forma naturale del tronco, leggermente concava e biforcuta, assume una valenza simbolica duplice: richiama la croce, ma anche una «culla». In questa ambivalenza si condensa l’intenzione teologica dell’opera: «comprendere la vita di Gesù dalla culla alla croce e, dai particolari, l’inizio della Resurrezione». Il Crocifisso non è dunque rappresentato nel momento culminante del dolore, bensì in una soglia, in un momento di passaggio: il distacco dallo strumento della Passione prefigura la vittoria sulla morte.

Dal punto di vista stilistico, il Cristo di Limana rivela una sintesi matura del linguaggio di Fiabane. L’intaglio lascia visibili le tracce dello scalpello, soprattutto nelle superfici del tronco e nelle ampie campiture anatomiche, dove le venature del frassino seguono armonicamente le linee del corpo. La materia non è completamente levigata: resta vibrante, attraversata dalla memoria dell’albero, quasi a sottolineare la continuità tra natura e figura.

Rispetto al Cristo di collezione Vio (1980), privo di croce, dove la sospensione verticale e le braccia tese generano una tensione drammatica più accentuata, il Cristo di Limana appare più composto. Ancora diverso è il monumentale Risorto per la chiesa di San Giovanni Bosco, in legno di cedro, dove le braccia alzate in gesto benedicente traducono apertamente la vittoria pasquale. A Limana, la Resurrezione è solo annunciata, contenuta in un equilibrio classico che rimanda alla costante ricerca di Fiabane tra tradizione e modernità.

Il Cristo del Giubileo si configura così come una delle più alte espressioni della sua scultura sacra: un’opera in cui materia naturale, riflessione teologica e rigore formale convergono in un’immagine che non insiste sulla sofferenza, ma apre alla fiducia. In essa la croce non è soltanto strumento di morte, ma già segno di rinascita — radicato nel legno dei boschi bellunesi, e insieme proteso verso l’eternità.

Documenti di archivio

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Cristo del Giubileo
Chiesa Parrocchiale di Limana

Autore
Franco Fiabane

Materiale
Legno di frassino intagliato

Anno di datazione
1999

Località
32020 Limana – Piazza Roma, 219

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Scheda Tecnica

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