Foto di Marco Ganassin

La Via Crucis di Franco Fiabane si snoda lungo il sentiero boschivo che, in salita, conduce al campanile del Santuario del Nevegal, dedicato alla Madonna di Lourdes. L’intero percorso, scandito da quindici stazioni, si configura come un cammino fisico e spirituale che accompagna il pellegrino verso la cima e, simbolicamente, verso la contemplazione del mistero pasquale.

Le sculture sono realizzate in pietra dell’Alpago, proveniente dalla cava di Pianon presso Tambre: grandi blocchi calcarei di 30–50 quintali ciascuno, alti fino a tre metri, lasciati nella loro forma naturale. Fiabane spiega in una testimonianza scritta di averli lavorati da solo, senza l’ausilio di modelli o assistenti, scolpendo direttamente nella materia fino a far emergere le figure, in un processo che egli stesso ha definito «michelangiolesco». L’artista scrive:

«Ho cercato l’inserimento delle figure e delle composizioni nelle forme naturali dei massi. […] Un lavoro Michelangiolesco, senza modello, togliendo man mano la pietra “in più”. In questo non mi sono fatto aiutare da nessuno, nemmeno nell’abbozzo.»

Fiabane adotta, come nel caso della Via Crucis realizzata in formelle per la Chiesa di San Giovanni Bosco, la sequenza evangelica utilizzata nelle Vie Crucis del Colosseo voluta da Giovanni Paolo II, arricchendola con una quindicesima stazione dedicata alla Resurrezione, a sottolineare il compimento salvifico del racconto. Come dichiara l’autore, l’opera ha richiesto oltre due anni di lavoro, ma è anche il frutto di una riflessione spirituale profonda, tradotta in un linguaggio plastico sobrio e meditativo.

«La mia Via Crucis non è legata al tempo storico. La Via Crucis di duemila anni fa continua ad essere attuale. Più o meno consciamente la riviviamo nei nostri problemi quotidiani, nella spiritualità, nel lavoro, nella socialità, nella famiglia.»

Ogni rilievo è concepito come sintesi sapiente dell’interazione tra le figure principali dell’episodio, in una composizione che rifiuta ogni elemento decorativo o accessorio, a partire da quello paesaggistico. Gli episodi sono narrati per mezzo di gestualità intense ed eloquenti. La drammaticità non è, tuttavia, mai teatrale: si trattiene nella pietra, come se le figure lottassero per liberarsi dal loro fondo, in una tensione silenziosa tra peso e spirito.

Dal punto di vista formale, l’artista lavora in equilibrio tra bassorilievo e altorilievo, scegliendo di volta in volta il grado di emergenza delle figure in relazione alla forma originaria del blocco. Nell’episodio di Gesù nell’orto degli ulivi , la tensione spirituale è affidata al contrasto tra la figura eretta e assorta di Cristo e i corpi chiusi, addormentati degli apostoli: forme raccolte in sé stesse che accentuano, per opposizione, la verticalità meditativa del Redentore. Nel Bacio di Giuda, [foto: Bacio di Giuda] o nell’episodio di Gesù condannato dal Sinedrio, [foto: Gesù Sinedrio] il gesto del tradimento è sapientemente condensato nella tensione tra i volti, colti nell’atto di avvicinarsi l’un l’altro, pur nella direzionalità contrapposta dei rispettivi sguardi. È sufficiente osservare gli studi preparatori dell’artista [foto: Via Crucis 9] per notare anche in questo ciclo di opere la consueta costruzione geometrica delle masse e la volontà di equilibrio plastico tra figura e pietra, tra vuoto e pieno, che l’artista riversa nelle sculture sviluppandole già a partire dal disegno.

Il linguaggio stilistico adottato per la Via Crucis del Nevegal, pur nella sua essenzialità raccolta, è ricco di richiami alla tradizione scultorea del Novecento: si possono cogliere, ad esempio, echi del primo Arturo Martini, artista amato e più volte citato come ispirazione da Fiabane nell’arco della sua carriera, e che qui ritorna per la sintesi arcaica delle forme. Come osservava il critico Ugo Fasolo, «nella scultura di Fiabane si possono rilevare influenze martiniane direttamente mutuate o trasmesse con le soluzioni di Augusto Murer. Un’accettazione che non teme perché è sicura di sé e sa di obbedire ad una propria esigenza». L’influenza più profonda rimane, tuttavia, quella michelangiolesca, dichiarata dallo stesso artista:

«Quando ho studiato Michelangelo ho ritrovato in me la sua stessa sensibilità. Il tronco o il pezzo di marmo mi ispirano la forma e l’armonia, io sento di dover scoprire e portare alla luce la forma della scultura che è già insita e celata nella materia.»

Come il Michelangelo dei Prigioni, dove l’apparente incompletezza dell’opera assurge a vera e propria tecnica espressiva, Fiabane lavora con e contro la pietra, ne asseconda la struttura geologica, lasciandone molte porzioni alla conformazione naturale, e ne sfida la resistenza. Il risultato è una serie di immagini che non si impongono ma emergono, in dialogo diretto con il paesaggio naturale circostante: il bianco calcare dei rilievi spicca nel verde fitto del bosco di betulle e conifere del Nevegal, accogliendo il fedele in uno spazio di meditazione intimo e immersivo.

All’inizio del percorso, poco sotto il Santuario, si ergeva un tempo su una pila monumentale di pietre sovrapposte un’altra opera scultorea di Fiabane: un imponente Angelo dell’Accoglienza. La scultura in marmo bianco, alta circa quattro metri, segnava simbolicamente l’ingresso alla via sacra e si configura come annuncio visivo del pellegrinaggio e guida silenziosa lungo il cammino. Essa fu, purtroppo, compromessa dallo scorrere del tempo e secondo le testimonianze odierne risulta essere distrutta.

Documenti di archivio

Esplora la documentazione di archivio relativa all’opera.

Via Crucis
Santuario di Maria Immacolata Nostra Signora di Lourdes, Nevegal |
Percorso esterno

Autore
Franco Fiabane

Materiale
Pietra dell’Alpago

Località
32100 Belluno – Località Nevegal, 798

Dove trovare l’opera

Seguite le indicazioni della mappa e organizzate il vostro percorso di visita all’opera.

Scheda Tecnica

Scarica la scheda curatoriale della Via Crucis.

Materiali di archivio

Accedi alla sezione per consultare il materiale documentale della produzione dell’artista.