Foto di Marco Ganassin
Nel cuore dell’aula liturgica, l’altare scolpito da Franco Fiabane si impone per la sua sobria monumentalità e per la forza del gesto plastico che lo sostiene. La grande mensa, definita da un fregio a rombi regolari che ne incornicia il perimetro, si appoggia anch’essa su un’unica figura umana, inginocchiata, dalle membra possenti, che con le braccia piegate ne regge il peso. Anche in questo caso, è evidente il riferimento al gesto silenzioso del lavoratore devoto, che qui si fa emblema di servizio e resistenza nella fede.
Il corpo del fedele, compatto e raccolto, si fa architettura divenendo “colonna vivente”. Questo dialogo tra figura e massa richiama con evidenza i telamoni dell’arte classica, ma si nutre anche di suggestioni contemporanee, in particolare della scultura di Henry Moore, a cui Fiabane ha spesso guardato. Come Moore, Fiabane elabora la figura umana con un approccio sintetico e plastico, scavando nella materia per renderne la densità emotiva più che il dettaglio anatomico. La tensione tra pieno e vuoto, tra peso e leggerezza, tra gesto e forma chiusa, è risolta con una forza espressiva che non sacrifica mai l’equilibrio.
Nel dialogo con gli altri due arredi liturgici della stessa chiesa — il porta-leggio e il porta-tabernacolo —, anche in quest’opera Fiabane esprime la propria poetica dello scolpire “levando materia” per rendere visibile l’essenziale. La pietra grezza mantiene visibile la traccia del lavoro manuale, del “cavare” faticoso e fisico che per Fiabane è sempre anche atto spirituale. Il gesto scultoreo si fa quindi memoria del lavoro umano e insieme liturgico, in un’idea dell’altare non come semplice mensa, ma come corpo vivo che regge il Mistero eucaristico.
Altare
Chiesa parrocchiale di San Giacomo, Gosaldo BL
Autore
Franco Fiabane
Materiale
Pietra di Castellavazzo
Anno di datazione
1974
Località
32020 Gosaldo, Belluno
Dove trovare l’opera
Seguite le indicazioni della mappa e organizzate il vostro percorso di visita all’opera.








