Foto di Marco Ganassin

Nel 1999 Franco Fiabane realizza per Albignasego, nel padovano, un monumento dedicato ai donatori di sangue, concepito come un monolite verticale su cui si moltiplicano mani in rilievo, immagine corale del gesto del dare. L’intervento si articola attorno a un blocco lapideo a tendenza ascensionale che domina uno spazio quadrato sottostante, concepito come luogo di raccolta e di celebrazione, animato dalla presenza dell’acqua, elemento vitale per eccellenza, qui allusione diretta al sangue donato.

Il tema è esplicitato dallo stesso Fiabane in un dattiloscritto preparatorio, in cui elenca le molteplici azioni della mano: «mano che stringe, che saluta, che augura, che promette, che accetta, che accompagna, che accarezza, che benedice…». La mano diventa così il fulcro simbolico dell’opera, intesa come strumento universale di relazione, ma soprattutto come segno concreto del dono. «Queste […] sono mani disponibili a dare»: in questa affermazione si condensa il significato etico del monumento.

L’intera superficie del monolite è percorsa da un fitto intreccio di mani “levate” dal blocco, che si moltiplicano, si sovrappongono e si intersecano lungo l’asse verticale. Vi si scorge una sorta di flusso continuo di gesti: mani che si offrono, che sostengono, che si tendono le une verso le altre, creando una dinamica ascensionale che culmina nella parte sommitale, dove le forme sembrano aprirsi verso l’alto. Alla base, una mano stilizzata accoglie una piccola fonte, da cui sgorga l’acqua, rendendo esplicito il legame tra gesto umano e principio vitale.

Dal punto di vista stilistico, il monumento si inserisce nel solco della scultura novecentesca che ha fatto del frammento e della serialità un principio espressivo. L’insistenza sul motivo della mano richiama, per analogia, alcune ricerche dell’espressionismo europeo, dove la deformazione e l’isolamento delle parti del corpo diventano veicolo di intensità emotiva. Allo stesso tempo, la struttura compatta del monolite e la tensione verticale rimandano a una concezione arcaica e totemica della scultura, mentre il rapporto tra figure emergenti e massa lapidea conserva un’evidente ascendenza michelangiolesca.

Tipico di Fiabane è anche il dialogo tra gesto scultoreo e spazio pubblico: il blocco non è pensato come elemento isolato, ma come fulcro di un ambiente più ampio, in cui una vasca d’acqua, anch’essa in pietra, e l’area circostante della piazza partecipano alla costruzione del significato stratificato dell’opera. L’acqua, in particolare, introduce una dimensione dinamica e sensoriale che contrasta, e al tempo stesso completa, la staticità della pietra, offrendo un ulteriore richiamo all’atto battesimale.

In questo monumento, Fiabane traduce un gesto quotidiano, la donazione del sangue, in un’immagine universale di solidarietà. Le mani, ripetute e variate, diventano metafora di una comunità che si riconosce nel dono reciproco: non celebrazione individuale, ma rappresentazione corale di un valore condiviso, reso attraverso una forma scultorea essenziale e fortemente evocativa.

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Monumento ai Donatori di Sangue
Albignasego, Padova

Autore
Franco Fiabane

Materiale
Pietra

Anno di datazione
1999

Località
35020 Albignasego PD – Piazza del Donatore

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Scheda Tecnica

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