Foto di Marco Ganassin
Varcando la soglia della chiesa di San Giovanni Bosco, lo sguardo del visitatore è subito attratto dall’imponente figura del Cristo Risorto che domina l’altare maggiore. Si tratta della prima opera – in ordine visivo e simbolico – del ciclo artistico realizzato da Franco Fiabane per l’intero edificio sacro, cui appartengono anche le Beatitudini, la Via Crucis, e le ceramiche della Sacra Famiglia accanto al fonte battesimale. In questa scultura a tutto tondo, scolpita in legno di cedro del Libano, si condensano in forma sintetica le principali coordinate espressive e spirituali dell’artista.
L’opera è ricavata da un unico tronco monumentale di cedro di 12 metri di lunghezza per 1,80 metri di diametro, proveniente da Crocetta del Montello, abbattuto da un ciclone nel 1989. Il legno, già carico di significato simbolico nella tradizione biblica – si pensi che il cedro fu utilizzato per la costruzione del tempio di Salomone e nella casa di Davide – diventa nelle mani di Fiabane un materiale di memoria e rigenerazione, scelto non solo per la sua qualità, ma per la storia che porta con sé.
Il Cristo si eleva per quasi quattro metri d’altezza, scolpito con grande perizia tecnica: il corpo, la testa e le braccia sono vuoti all’interno, e la leggerezza che ne deriva accentua il senso ascensionale della figura. Le mani, aperte e rivolte verso l’alto, misurano 44 cm; il volto, di 47 cm, è pensato per dialogare direttamente con lo sguardo del fedele. La postura è solenne ma accogliente: le braccia sollevate non alludono alla crocifissione, ma al gesto del risorto che benedice e accoglie, invitando alla preghiera e alla fiducia.
Dal punto di vista stilistico, la scultura si caratterizza per la sua verticalità ieratica, che richiama modelli di ascensione e glorificazione tipici dell’iconografia cristiana, ma depurati da ogni enfasi o barocchismo. Il Cristo di Fiabane è severo ma non distante: il volto è calmo, lo sguardo rivolto in avanti è stabile, quasi protettivo. Le linee del panneggio sono ampie e morbide, distese lungo il corpo come a suggerire un senso di immobilità sacrale, e al tempo stesso apertura. Il gesto delle mani diventa centro visivo e liturgico: al di sotto di esse si trovano infatti l’altare e l’officiante, inseriti in un ritmo visivo e simbolico di accoglienza e protezione.
Il linguaggio adottato rimanda a un classicismo spirituale, sobrio e controllato, affine a certa scultura del Novecento che ha saputo coniugare monumentalità e umanità (da Arturo Martini a Pericle Fazzini), ma sempre filtrato dalla personalità dell’autore e dalla sua profonda conoscenza del legno come materia viva. La finitura calda e naturale del cedro accentua l’aura sacrale della figura, restituendo al Cristo un’identità pienamente umana e glorificata, capace di abitare lo spazio liturgico senza imporsi, ma presiedendolo.
Documenti di archivio
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Cristo Risorto
Chiesa di San Giovanni Bosco
Autore
Franco Fiabane
Materiale
Legno di cedro
Dimensioni
Altezza 3,90 m
Anno di datazione
1989
Località
32100 Belluno – Piazza S.Giovanni Bosco, 18
Dove trovare l’opera
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