Foto di Marco Ganassin

Nel cuore di Soverzene, nella provincia bellunese, si innalza con imponenza il Monumento ai Caduti per l’Ideale di Franco Fiabane, scolpito nel 1973 in un unico blocco di pietra d’Istria dal peso di circa duecento quintali. Opera fra le più complesse e stratificate del percorso pubblico dello scultore bellunese, il grande monumento si presenta come un vero e proprio monolite della memoria civile, dove le superfici grezze si alternano a figure emerse con vigore plastico da una materia ancora viva di tensioni.

L’intento dichiarato dell’artista è quello di onorare l’“Ideale” inteso come valore universale, che trascende le appartenenze, le ideologie e le appartenenze politiche. Un ideale da intendersi, secondo le parole dello stesso Fiabane, “al di sopra di ogni spirito di corpo, e senza distinzione di bandiera o di colore”. La composizione, costituita da una serie di figure umane impegnate a lottare (o subire le conseguenze della lotta) per un ideale, si sviluppa in senso verticale, quasi come una montagna da scalare, articolandosi in più registri narrativi che avvolgono il monolite su tutti i lati.

Un primo lato mostra figure che si inerpicano verso l’alto, in un moto di ascesa che richiama l’anelito alla libertà dai conflitti: corpi stremati, alcuni dei quali si sostengono a vicenda, spingono lo sguardo verso la cima, dove una figura maschile sembra emergere come incarnazione finale del sacrificio. Sul lato opposto, un volto emerge tra le sbarre scolpite, simbolo della prigionia politica e morale, mentre in basso un’altra figura, incatenata alla base del blocco, sembra interrogare con il proprio gesto il peso stesso della storia.

Tra le molteplici presenze scolpite lungo il profilo articolato del monumento, merita una menzione particolare la figura dell’Alpino, ritratto nell’atto di sorreggersi al fucile. Si tratta di una figura iconica nell’immaginario plastico di Franco Fiabane, che più volte nella sua opera ha scelto di raffigurare l’Alpino come simbolo di tenacia, umiltà e silenziosa abnegazione. Anche qui, la figura si staglia con discrezione ma fermezza, incarnando una vigilanza assorta, raccolta in sé, che rinvia alla dimensione interiore dell’impegno e del servizio.

Compaiono anche sul monumento, incise in una lastra di bronzo, le fotografie ed i nomi di cinque giovani caduti — Vittorio Bortoluzzi, Camillo Burigo, Pietro Savi, Angelo Burigo, Aureliano Savi —: un innesto figurativo che restituisce umanità e identità precisa alla commemorazione.

La superficie della pietra è lavorata con la varietà di tecniche tipica delle sculture su pietra di Fiabane: zone lasciate al grezzo si alternano a parti lisciate o incise, creando un continuo gioco di luci e ombre che accentua la drammaticità della composizione e l’emergenza delle figure come da una dimensione altra dell’esistenza. L’astrazione formale convive, dunque, con la riconoscibilità degli episodi, in una tensione tanto esistenziale quanto estetica.

Il monumento si presenta come un gesto scultoreo di grande valore etico, un inno pubblico alla dignità umana e al senso profondo del sacrificio come atto fondativo della libertà e della coscienza collettiva. È una scultura civile che parla al presente con la voce del passato, e che nella materia ruvida e scolpita della pietra trova una forma di verità capace di toccare l’essenziale, oltre ogni retorica.

Monumento ai Caduti per l’Ideale

Autore
Franco Fiabane

Materiale
Pietra d’Istria

Anno di datazione
1973

Località
32010 Soverzene – Via Val Gallina, 5 – Belluno

Dove trovare l’opera

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Scheda Tecnica

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Materiali di archivio

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